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Al rientro

In preda a crisi creativa, ho trascurato la mia piccola creatura. L’ho lasciata lì, ma è sempre stata nei miei pensieri, in attesa che l’estro si decidesse a fare il proprio dovere. E in effetti già sabato mi era tornata la voglia di metter per iscritto due righe, tanto per riprendere un po’ alla volta una piacevole abitudine.

E’ stata un po’ la faccenda del banco alimentare: un po’ per noia, un po’ perchè pioveva, un po’ per fare anch’io la mia parte, sono andata a fare la spesa e ho riempito il mio bravo sacchettino della colletta alimentare; però son tornata a casa con un senso di disagio: mi pareva di non essere stata abbastanza generosa. Poi stamattina leggo:

e penso che c’è chi se l’è cavata con un telegramma.

Piccoli porno divi crescono

Mi ha spiegato Alnz (non sa nemmeno lui bene dove l’ha sentito: tipo dalla Litizzetto) che quando decidi di darti al porno, dovendo scegliere il nome d’arte, più o meno si fa così: il nome del tuo cucciolo da piccolo più il cognome di tua madre.

Se tanto mi dà tanto, io che un cucciolo non l’ho mai avuto, ma se l’avessi avuto l’avrei chiamato Gennaro, in arte divento qualcosa come Genny Di Lorenzo.

Alnz diventa: Scottie Ballin.

Voglio sentire i vostri, ora!!

Certi momentucci # 2

Riferisco di un racconto che mi è stato fatto anni fa, ma temo indimenticabile.

Caserma di Verona, camerata dei paracadutisti. Si ode un gorgoglio e poi un botto. Posto che non era sicuramente scoppiata una guerra mondiale, e nemmeno una di quartiere, sicuramente era successo qualcosa alle tubature della fognatura.  E in effetti, un deficiente ha intasato i tubi con un cappello, le tubature non hanno retto la pressione e sono esplose……… sopra la testa di un poveretto che seduto sulla sua bella tazza, leggeva un giornaletto in attesa dell’ispirazione. Pare che i paracadutisti, in assetto da guerra batteriologica, abbiano ripulito il poveraccio, ancora seduto sulla tazza, trattenendo il rispiro non per lo schifo, ma dal ridere!

Certi momentucci # 1

Capita un giorno che decido di andare al cinema con la mia amica C e con V.  Una stronzata del genere killing me softly. Di tutto il film ricordo solo una scena, qualcosa del genere due che facevano sesso “estremo” cercando di strozzarsi con una sorta di carrucola di nastri di seta, roba da piegarsi dal ridere.

Fortuna vuole che finisca il film. Io, C e V andiamo a prenderci un pezzo di pizza nel baracchino più piccolo della città, all’incirca 15 metri quadrati, pieno all’inverosimile di avventori schiamazzosi. Così schiamazzosi da costringerci ad alzare un po’ il tono della voce, tanto per sentire quello che si dice.

C: bello il sesso raffinato, nastri di seta e languidi sospiri sospirati

Io: eh no! io sono per il sesso pecoreccio.

Perchè nella sequenza temporale le cose sono andate storte? Perchè nell’attimo esatto in cui io ho espresso le mie propensioni tutti hanno smesso di parlare in modo che le mie affermazioni sul pecoreccio rimbobassero nei 15 metri quadrati a portata d’orecchio di chiunque?? Ma soprattutto: perchè tutti si sono voltati a guardarmi???

Solo se sei bionda naturale

In giornate come questa, tediose da morire, in cui vorresti solo farti la ceretta e non pensare ad altro che non fosse Colin Farrell, una barzelletta ti rimette sempre di buon umore. E qui, la miglior barzelletta sulle bionde di tutti i tempi!!!

E se muore il lupo cattivo?

Il fatto: un padre impazzito spara alla figlia e l’ammazza. Chiunque fosse il padre e qualunque fosse la figlia si tratta di un drammone, una tragedia che distrugge la vita di chi muore e di chi resta, poco importa chi siano e cosa facciano chi muore e chi resta. E’ chiaro che se di professione fai il mafioso, gangster malavitoso ammazza tutti, è più facile che muori sparato sotto un ponte piuttosto che di vecchiaia nel tuo letto, ma questo è un altro discorso. Qui si parla di gente comune.

“….. era una ragazza acqua e sapone che si era laureata da poco a pieni voti e che non aveva mai dato un pensiero ai suoi genitori. A luglio aveva finito gli studi e si preparava al biennio di specializzazione. Tutti la ricordano come corista nella chiesa di Sant’Antonino dove cantava facendosi apprezzare per la sua bella voce.”

Hanno detto di lei quelli di Tgcom, ma io mi chiedo: e se fosse stata una che come me si è laureata a 40 anni con 89/110, e che ha dato e continua a dare ai genitori più di qualche pensiero. Se fosse stata come me, una stonata che non ha passato le selezioni dello Zecchino d’oro e di cui nessuno ricorda la presenza in chiesa se non per partecipare a qualche matrimonio, sarebbe stato lo stesso? Tgcom avrebbe comunque trovato qualcosa di buono da dire? E se fosse andata in giro truccata come una battona?

Quanto sono noiosi quelli di Tgcom!

Mi è successo di vedere in televisione la pubblicità di una banca (vai a sapere che banca fosse…) che ricordava quella follia schizofrenica degli abbracci gratis. In sostanza c’erano delle persone che si abbracciavano tra di loro e come per una malattia contagiosa, così per gli abbracci, ogni abbracciato poi se ne andava in giro per la città ad abbracciare qualcun altro. Adesso non saprei dire cosa c’entrino gli abbracci con le banche, che notoriamente non hanno mai un gesto affettuoso nei confronti dei loro clienti, ma non saprei nemmeno se a conti fatti, tutta quella sommossa buonista intorno all’abbracciamoci dai, che oggi è gratis, abbia avuto un senso, cioè un senso compiuto, o se fosse stata la solita fesseria che lascia il tempo che trova.

Propendo per la seconda.

Tempo bizzarro, e non solo

Oggi qui piove, al limite del diluvio. Malgrado il traffico che notoriamente si intasa, come i tombini alla prima goccia d’acqua, sono riuscita ad arrivare in ufficio per tempo, entro i limiti della decenza per dirla con eleganza, e per quanto irritata e infastidita come è mio costume la mattina presto, non ho mancato di darmi un’occhiata in giro e osservare il guardaroba delle signore ferme, ad attendere il bus. Il tempo è bizzarro, si sa, ma le signore che circolano stamattina alle fermate del bus, diciamoci la verità, non si sono fatte mancare nulla.

Un corposo 40% appartiene alla categoria Per la miseria che freddo: si aggirava in gilet di piumino, pantalone lungo quasi invernale e scarpone da montagna, sul genere Totò e Peppino a Milano in cerca della Malafemmina.

Un buon 30% camminava a testa alta perchè si sa, Sono chic, costi quel che costi: ballerine di pelle nere, intrise d’acqua e ridotte ormai uno schifo, pantalone alla caviglia pagato da Zara euro 29.90, ma che se non lo sai mica lo dici che costa così poco, giubbino in jeans datato anni ‘80, facilmente riconoscibile dall’eccessivo volume del taglio delle spalle.

Un modesto 20% non ha resistito e al grido di battaglia Ho fatto nuove compere ha indossato: stivali di pelle floscia, abitino in misto lana appena sotto il ginocchio, incrociato a manica lunga, sciarpina di cotone in tinta. Da ammirare per lo spirito di sacrificio immolato all’altare dell’eleganza garantita.

E in fine quelle che Tutto sommato siamo ancora in settembre: sandalo aperto, pantalone “pinocchietto” al ginocchio, canottiera e maglioncino di cotone legato in vita che non si sa mai.

La sindrome della donna liberata

Il vicino Oscar Ferrari si domanda affannato perchè gli uomini bestemmiano e le donne no. Santa pace, penso io, una donna che bestemmia, che orrore: è come mettersi le dita nel naso mentre fissi rapita la vetrina di Hermes con ai piedi le tue Jimmy Choo da 450 euro e la Kelly 40 nera appoggiata al braccio con voluttuosa nonchalance. Non è questione di morale, è semplicemente brutto da vedere. CON CIO’, alcune donne, seppur non dedite al turpiloquio e all’imprecazione gratuita, sono MOLTO, ma MOLTO villane, arroganti, inurbane, nonchè prive della minima grazia e compostezza. Mi riferisco nello specifico a quella barbona, pescivendola che stamattina, colta dalla sindrome della donna liberata e pertanto maleducata alla guida, prima se ne andava pianin pianello al volante del suo catorcetto, sul cavalcavia pensando che fosse domenica mattina e quindi giorno di gite fuori porta, quando è legittimo percorrere strade ad altissa affluenza a 35 KM all’ora. Poi, nel momento esatto in cui io faccio per superarla, si sveglia dal suo innato torpore, attacca a correre come una folle, decide di sorpassarmi a destra, e di tagliarmi la strada al semaforo.

A conti fatti non sarebbe stato meno dannoso se si fosse limitata a tirare un moccolo, e continuare a canticchiare Maledetta primavera? Forse Dio l’avrebbe punita con una saetta, e forse tutto sommato non sarebbe stato così grave!

Una vita per la lista

Nel mio condominio, il Residence Wanda, è stata indetta una riunione straordinaria. Più straordinaria del solito.

Tutto è cominciato quando il ragioniere del primo piano ha cominciato a gridare nel parcheggio, in modo che tutti potessero sentire, che alla prossima elezione dell’amministratore i candidati a cotanta autorevole carica avrebbero dovuto essere iscritti alle liste civiche del Residence, e pertanto si doveva procedere alla stesura dei requisiti minimi per ottenere un attestato di legittimità, una sorta di bollino blu stile banana Chiquita, per evitare che pluricriminali e amministratori al settimo rinnovo presentassero impunemente la loro candidatura.

Dopo sofferta e prolungata discussione, il Residence Wanda ha stilato la seguente lista di requisiti minimi, visibile a tutti poichè appesa nell’androne del condominio:

E’ assolutamente vietato presentare la propria candidatura ad Amministratore di condominio da parte di chi:

- è stato colto in fraganza di reato mentre scuote dal terrazzo la tovaglia piena di briciole del pranzo;

- è stato visto spiare dalle finestre la bionda del quarto piano mentre lava la macchina in calzoncini succinti;

- è in arretrato di oltre 15 rate sul bilancio condominiale.

Temo che il ragioniere del primo piano abbia sollevato tutto ’sto polverone al solo commiserevole scopo di essere eletto Amministratore di condominio del Residence Wanda per i prossimi 5 mandati, ottenendo in questo modo alcuni privilegi riservati esclusivamente a chi ricopre tale carica:

- l’uso esclusivo dell’irrigatore condominiale per scopi personali, quali annaffiare le piante e pulire il motorino: un Califfone del ‘75;

- la facoltà di mollare il sacchetto della pattumiera fuori dal cassonetto;

- la possibilità di parcheggiare davanti al vialetto d’accesso, sopra alla rampa per i disabili.

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